venerdì 9 dicembre 2011

God is sound

E' precisamente quello che Manuel Agnelli da un pò di tempo a questa parte porta scritto sulla sua t-shirt nei live. Certo che per un megalomane come lui accettare un altro dio è un passo di grande maturità artistica e umana. Ma torniamo indietro.
Teramo
Nuovo stadio comunale
Sabato 17 settembre
Live@Afterhours (scritto così è più figo)
Arrivo un pò tardi ma giusto in tempo per il set di Brunori Sas, bravi mi sono piaciuti, mi ricordano un sacco Rino Gaetano per lo stile cantautoriale e i temi trattati. E poi è una sorpresa molto annunciata che gli stessi temi lo sentivo nelle discussioni dei ragazzi intorno a me. Il segno del vento che cambia mi ripetevo, un vento non buono. Ma arriviamo al motivo dei 15 euro sborsati. Mentre i tecnici montavano su tutti gli ampli e i microfoni mi salivano su dubbi e perplessità, su di me lì, sugli Afterhours ancora su un palco, domandavo a Manuel nella mia testa ma ha ancora senso scatarrare sui giovani d'oggi? Poi vengono fuori, lo vedo subito Iriondo, una sorpresa per me e poi Manuel con i capelli lunghi e neri come negl'anni novanta, con la tinta da rifare, e la t-shirt nera con caratteri cubitali. Eccomi, sono ad un loro concerto del 1998. Certo meglio una maglietta nera che sfinisce con messaggi positivi da santone rocker compiaciuto piuttosto che quelle camicine fluo con cravatta tono su tono come ci aveva abituati fino a qualche anno fa. Il set inizia duro con Le verità che ricordavo e giù una scaletta di quelli belli potenti da pogo e ritornelli urlati. Iriondo ha platealmente rubato le scena a Dell'Era che con il suo basso è stretto tra la batteria e un D'Erasmo un pò insipido. Manuel quando parla con il suo amichetto ha gli occhi a cuore.  Non dura tantissimo il concerto un'ora e 40 circa, ma si sa l'età avanza. Il momento di puro spettacolo avanguardista è stato quando al termine di uno degli innumerevoli bis e tris hanno montato la tastiera, io da aficionada di lunga data mi aspettavo il momento intimità, quando Manuel da solo intona con voce triste e accorata un medley di canzoncine da accendino e pomiciata, ed invece? Sale su per strapazzare un brano classico che dalla platea giungeva voce essere Chopin e poi...basta. Cioè basta veramente, imbraccia la chitarra mentre il roadie dietro smonta la tastiera, io rimango basita per 4 secondi dopo di che mi viene da ridere mentre i giovincelli rimangono con gli occhi sgranati per questa calcolata bizzaria. Alla fine il gruppo ci concede un quatris con "Voglio una pelle splendida" che segna anche la fine del live. Alla fine mi son detta "Manuel continua pure sui giovani d'oggi a scatarrarci su perchè all'orizzonte qualcuno che lo sappia fare meglio ancora non c'è"

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